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Masterizzare CD Ibridi da MacOS (X) - Download: |
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Contribuito da : pgallenga il Domenica 21 luglio 2002 alle 07:06:37 (Articolo letto 18930 volte) |
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Data la continua richiesta di informazioni su come realizzare CD ibridi (ovvero correttamente leggibili sia da MacOS che da Windows), ho deciso di scrivere questo piccolo e veloce tutorial per spiegare anche visualmente i semplici passaggi.
L'argomento è appunto la masterizzazione di CD-ROM ibridi, ed userò come piattaforma MacOS (per la precisione MacOS X 10.1.5) come sistema operativo, e Roxio Toast Titanium 5.1.3 come software di masterizzazione. La scelta è presto spiegata: Toast è da sempre il miglior software di masterizzazione per Mac, e MacOS è la piattaforma con cui è più facile creare e masterizzare un CD ibrido.
Partiamo da un minimo di teoria
Un CD-ROM in formato "ibrido" è essenzialmente composto da due tracce dati: una traccia ISO 9660 (lo standard di base per i CD) ed una traccia HFS (Hierarchical File System, standard su MacOS).
Lo standard ISO può essere esteso utilizzando sub-standard diversi, il più comune dei quali è chiamato Joilet. Joilet è il formato che consente di "mappare" i nomi di file lunghi fino a 255 caratteri sullo standard MS-DOS (8 caratteri per il nome + 3 per l'estensione, 8+3 o 8.3), apparso praticamente con l'uscita di Windows95.
La storia si ripete...
La necessita di creare CD ibridi è nata con l'apparire della multimedialità nei PC, all'inizio degli anni '90 con lo standard MPC (Multimedia Personal Computer, seguito poi da MPC-2 ed MPC-3 nel 1996). Il Mac infatti supporta acquisizione e playback audio/video sin dal primo Macintosh, datato 1984 (ed in parte anche dal vecchio e caro Apple II!). La necessità era di fornire un contenuto su di un CD-ROM unico per entrambe le piattaforme, dimezzando i costi di duplicazione, ed aumentanto la praticità (e l'appeal...) del prodotto.
Sebbene i Macintosh già allora leggevano senza problemi il contenuto dei CD in formato ISO 9660, non era vero (e non lo è tutt'ora) l'opposto: CD creati in formato HFS non sono affatto leggibili su Windows.
Inoltre il formato di descrizione/mappatura dei file alle applicazioni relative è ben diverso su Mac rispetto alle estensioni di 3 caratteri usati sui PC.
Se infatti creo un documento di testo in MS-DOS, e nei vari Windows seguenti, per poterlo utilizzare correttamente devo dargli un nome conforme a certe specifiche:
- file di testo -> nome.txt
- immagine bitmap -> nome.bmp
- applicazione / eseguibile -> nome.exe
e via dicendo...
Su Macintosh invece i file sono divisi in due parti distinte e collegate: la "data fork" e la "resource fork"; nella sezione "data" si trova il vero e proprio contenuto del file di testo, o dell'immagine, etc... nella sezione "resource" sono invece contenuti dati relativi al tipo di file ed al creatore, ovvero all'applicazione che l'ha creato. Il nome del file diventa assolutamente indifferente ai fini del suo utilizzo... potrò chiamare un'immagine indifferentemente "immagine.jpg" oppure semplicemente "immagine".
È facile immaginare come questa distinzione possa creare non pochi problemi. La soluzione è proprio quella di separare le due informazioni.
È anche vero che alcuni formati di file sono progettati apposta per essere facilmente trasferibili fra più sistemi, tipico esempio i file in formato JPEG. Data la limitata dimensione del supporto ottico, lo standard per i CD ibridi ha infatti anche implementato una funzione di "condivisione" dei file fra le due tracce: non è quindi necessario (per fortuna!) duplicare completamente il contenuto nelle due versioni di un prodotto Mac/Win.
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